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13 dicembre 2008
IPSE DIXIT
Se avete qualcuno che conoscete che per protesta o perché ha un cattivo carattere e sapete che si è lasciato affascinare da Antonio Di Pietro e dal suo partito fategli capire che un voto dato all'Italia dei Valori non è un voto ma un atto di abiezione morale.
Silvio Berlusconi, 12 Dicembre 2008. Esprimendo il suo supporto alla campagna elettorale del candidato Pdl Chiodi alle elezioni Amministrative in Abruzzo Fonte: Corriere della Sera http://www.corriere.it/politica/08_dicembre_12/berlusconi_di_pietro_a36f4ce6-c880-11dd-a869-00144f02aabc.shtml
Sui principi fondamentali non c’è nulla noi riconosciamo la nostra Carta e i suoi princìpi fondamentali, ci sono altre parti che non sono fondamentali, ad esempio il Csm non è una parte fondamentale.
Silvio Berlusconi, 12 Dicembre 2008. Replicando al monito del Presidente Napolitano che ricorda "I principi fondamentali della Costituzione repubblicana sono fuori discussione e nessuno può pensare di modificarli o alterarli. Fonte. La Stampa http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200812articoli/39056girata.asp
| inviato da emigrerò il 13/12/2008 alle 11:17 | |
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12 dicembre 2008
AUTOSTIMA SOTTO I TACCHI!
Finalmente il nostro Presidente del Consiglio ci bacchetta, spiegando a noi italiani che è finito il tempo di sentirsi superiori al resto del pianeta ed è venuta l’ora di rimboccarsi le maniche.
Due giorni fa, tornando dall’ennesima missione all’estero, ha affermato: “tornando qui ho trovato un'Italia molto, molto provinciale che ha di sè una grande opinione, ma dobbiamo considerare che rappresentiamo appena lo 0,3 per cento delle terre emerse, lo 0,9 per cento della popolazione mondiale e l'1,9 per cento del prodotto mondiale”.
Quindi, ha concluso “Siamo una piccola cosa, non la caput mundi che ha ispirato l'impero romano, e dovremmo imparare da altre realtà del mondo”.
Un energico ridimensionamento dell’autostima degli italiani ci voleva proprio! Obiettivamente non è ragionevole pensare che siamo un Paese di superuomini e superdonne, è un fatto statistico.... (Lui, ad esempio il 10 dicembre ha dicharato al magazine "Pocket": "forse hanno ragione i miei nipoti a pensare che io sia Superman" http://www.governo.it/Presidente/Interventi/dettaglio.asp?d=41325 ... e si sa, che di Superman ce n'è uno solo, quindi, andiamo, non montiamoci la testa)
Eppure ultimamente, girando si notavano eccessi insopportabili…
Alcuni hanno visto addirittura ometti in età pensionabile affrontare movimentate feste in discoteca ballando sulle zeppe, che passando il resto della notte tre ore a dormire e tre a fare l’amore!
Si narra di gente convinta di poter vivere fino a 150 anni, anzi di doverlo fare per deliziare il prossimo con la propria ineffabile presenza.
Per non parlare dei pelati, i calvi che da anni si riuniscono in meditazione convinti che per farsi ricrescere i capelli basti la forza del pensiero. Senza neanche invocare l’intercessione di Schopenhauer che nel frattempo si rotola nella tomba per le risate.
E delle belle della classe, che si sentono in diritto di paragonarsi ad Obama, invece che alla Levinsky.
In tempi duri come questi, fa bene il premier a ricordarcelo, non si può pensare di errere chissacchì, non possiamo tirarcela…. Non solo quando giochiamo in casa, ma anche quando ci confrontiamo con l’estero.
Molti di noi, infatti erano stati ultimamente pervasi da un esagerato quanto immotivato senso di superiorità nei confronti del resto del mondo.
Addirittura girava la solita barzelletta su un tedesco, un americano e un italiano….. Il tedesco era un turista della democrazia, che poteva al massimo fare il kapo’ in un film sui nazisti. L’Americano era giovane carino e abbronzato… e l’italiano, ehhh l’italiano....
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6 dicembre 2008
ALTRA LEZIONE DI SAVOIR FAIRE AMERICANA SU COME SI GESTISCE LA CRISI: LA LEGGENDA DI AL, RIC E BOB
Ric, Al e Bob non sanno più che pesci pigliare. Negli ultimi mesi hanno mandato i loro dipendenti a casa: una stretta di mano, qualche parola commossa e via: decine di migliaia di operai in cassa integrazione o in prepensionamento.
D’altra parte Ric, Al e Bob non riescono a vendere più i loro prodotti: neanche mettondoli in saldo a prezzi stracciati. Neanche offrendo pagamenti rateali a tasso zero.
La crisi li ha colpiti senza pietà, così come sta colpendo i loro clienti e i loro dipendenti.
Certo, Ric Al e Bob qualche errore lo hanno fatto: ma non avrebbero mai immaginato che si potesse arrivare a questo punto.
Hanno concentrato le loro risorse aziendali nello sviluppo di prodotti troppo grossi, troppo costosi, e soprattutto troppo poco puliti.
Hanno svuotato le casse delle loro imprese per pagare compensi milionari ai top-manager, trattando i sindacati a pesci in faccia, dando agli operai stipendi che sono nella maggioranza dei casi addirittura diecimila volte inferiori ai propri.
Hanno speso decine di milioni di dollari per finanziare politici, partiti, campagne elettorali (invece che in ricerca e sviluppo di nuove tecnologie): investimento che ha fruttato molto in termini di standard qualitativi della produzione, nel senso che, grazie all’olio sparso qua e là, nessuno si è sognato far loro rispettare nuovi standard qualitativi troppo elevati.
Convinti di poter mettere al servizio della rinascita aziendale la stessa determinazione che hanno speso a ridurla sul lastrico, Al, Rich e Bob si sono resi disponibili a tagliarsi lo stipendio annuo di circa 200 milioni di volte. E hanno dichiarato di essere disposti a lavorare per la cifra simbolica di un dollaro pur di poter vedere le proprie aziende salvate dalla bancarotta.
Si sono cosparsi il capo di cenere, hanno fatto mea culpa sugli errori commessi negli ultimi decenni e sono andati in processione a chiedere il sostegno finanziario dello Stato.
E, siccome quelli sono soldi pubblici, cioè dei contribuenti, Al Rich e Bob hanno presentato pubblicamente un piano di rientro, dove a fronte delle loro richieste si impegnano nero su bianco a raggiungere obiettivi concreti in termini di sviluppo di nuovi prodotti a basso impatto ambientale, ripianamento del deficit aziendale, riduzione dei costi aziendali inutili, e addirittura aumento la sicurezza sul lavoro dei propri operai!
Non solo, ma hanno voluto pubblicare questa lista di buoni propositi sul wall street journal, per essere certi che fosse un impegno solenne!
http://online.wsj.com/article/SB122840102318379327.html
Con tante speranze nelle tasche e tante responsabilità sulle spalle, i tre big dell'industria automobilistica amaricana Alain Mulally (Ford), Richard Wagoner (General Motors), e Bob Nardelli (Chrysler) sono andati a chiedere ventotto miliardi di dollari di prestito al Congresso degli Stati Uniti. Ci sono andati con tre auto a metano, rinunciando per la prima volta al jet personale. E durante
il viaggio si sono fermati a fare uno spuntino da Quisnoz , popolarissima catena di fast food che che offre panini imbottiti come capponi di natale, a partire da 3.99$.
Ieri sera, in Italia, un gruppo di “Patrioti” cenava a palazzo Madama con il Presidente del nostro consiglio brindando al salvataggio di un’azienda pubblica a spese dei contribuenti e a vantaggio di un gruppo di privati.
Chissà qual’era il menù….
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5 dicembre 2008
IL PEGGIO NEL PEGGIO E' L'ATTESA DEL PEGGIO
"Quando un uomo siede un'ora in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora. Questa è la relatività." Albert Einstein
Sul sito del senato della Repubblica italiana, tra i progetti di legge depositati e non ancora in discussione ce n’è uno del senatore Garraffa (PD) che propone una modifica alla normativa vigente sulle intercettazioni telefoniche ai deputati, prevedendo UDITE UDITE che si possa provvedere a porre sotto intercettazione un membro del Parlamento anche senza la preventiva autorizzazione delle Camera alla quale appartiene.
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=311687
Attualmente, la normativa vigente prevede infatti che “Quando occorre eseguire nei confronti di un membro del Parlamento perquisizioni personali o domiciliari, ispezioni personali, intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni, sequestri di corrispondenza, o acquisire tabulati di comunicazioni, ovvero, quando occorre procedere al fermo, all'esecuzione di una misura cautelare personale coercitiva o interdittiva ovvero all'esecuzione dell'accompagnamento coattivo, nonché di misure di sicurezza o di prevenzione aventi natura personale e di ogni altro provvedimento privativo della libertà personale, l'autorità competente richiede direttamente l'autorizzazione della Camera alla quale il soggetto appartiene”.
In pratica, ogni volta che un magistrato intende intercettare, perquisire, ispezionare, fermare, arrestare un membro delle nostre Camere deve chiedere l’autorizzazione alla camera di appartenenza del soggetto.
Si tratta, come ben noto, di una delle nostre leggi più vergognose, non solo perché l’autorizzazione della richiesta rende impossibile cogliere il Parlamentare con “le mani nella marmellata”, ma anche perché tutti i detti atti di indagine, o le misure cautelari, devono essere sospese fino al momento del rilascio dell’autorizzazione, permettendo, ad esempio, all’indagato di occultare le prove, reiterare il reato, lasciare il Paese.
Di tali drammatiche conseguenze si è reso conto anche il senatore Garraffa, ponendosi una domanda talmente banale da essere sconcertante.
Si deve essere chiesto: “E se un domani uno dei miei onorevoli colleghi iniziasse, chessò, a ricevere minacce telefoniche e chiedesse alla procura di indagare, mettendo il telefono sotto controllo?”
Risposta secca: “Non è possibile accelerare i tempi, occorrerebbe chiedere comunque l’autorizzazione alla Camera di appartenenza.
Beh, avrà pensato Garraffa: “Se uno di noi parlamentari fosse vittima di un reato, riterrebbe sicuramente questa dell’autorizzazione lungaggine assurda, intollerabile!”
Egli ha quindi proposto tramite il ddl n. 366 che:
all’articolo 4 della legge 20 giugno 2003, n. 140, dopo il comma 1 sia inserito il seguente:
«1-bis. L’autorizzazione di cui al comma 1 non è richiesta quando il parlamentare richiede o acconsente a che sia messa sotto controllo la propria utenza telefonica, ovvero che siano acquisiti i tabulati di comunicazioni che coinvolgono l’utenza stessa».
Nella relazione del predetto ddl si legge quindi che: “Il presente disegno di legge è volto ad apportare le necessarie integrazioni all’articolo 4 della legge 20 giugno 2003, n. 140, finalizzate a ridurre i tempi di acquisizione, da parte dell’autorità giudiziaria competente, dei tabulati relativi alle utenze telefoniche di un membro del Parlamento, nei casi in cui vi sia l’assenso dello stesso parlamentare.
La normativa vigente, infatti, impedisce tale possibilità; nel caso in cui occorre procedere all’acquisizione di tabulati di comunicazioni di un parlamentare, l’autorità giudiziaria competente è tenuta a richiedere l’autorizzazione alla Camera alla quale il soggetto appartiene e a sospendere l’esecuzione dei provvedimenti adottati fino al rilascio dell’autorizzazione stessa. L’esperienza dimostra che il rilascio di tale autorizzazione non sempre avviene in tempi brevi e la sospensione protratta dei provvedimenti può essere contraria agli interessi del parlamentare e causa di difficoltà per lo svolgimento dei procedimenti, ivi compresi quelli avviati e prediposti a tutela dell’incolumità dello stesso parlamentare, nei quali la rapidità di intervento è oltremodo necessaria. Sembra opportuno, pertanto, intervenire nel dispositivo della citata legge n. 140 del 2003, per rendere più rapido ed efficace il procedimento dell’autorità giudiziaria competente, in particolare nei casi in cui sia il parlamentare stesso a richiedere o ad acconsentire a che sia messa sotto controllo la propria utenza telefonica, ovvero che siano acquisiti i tabulati di comunicazioni che coinvolgono l’utenza stessa. Nel caso di specie, l’autorizzazione della Camera competente sembra un passaggio non necessario, anche perché non si ravvisano profili di indisponibilità del bene tutelato che rendano necessario un ulteriore assenso della Camera di appartenenza. Per tutti gli altri casi previsti dall’articolo 4 della detta legge n. 140 del 2003, la procedura di autorizzazione rimane inalterata. Per i motivi esposti, i promotori auspicano un esame e un’approvazione in tempi rapidi del disegno di legge.”
Il tempo è un’idea, la percezione del suo trascorrere è assolutamente soggettiva. Aspettare che la Camera autorizzi le intercettazioni è insopportabile quando ci si trova dalla parte delle vittime di reato: in questo caso infatti “la rapidità dell’intervento è oltremodo necessaria”. La stessa rapidità, invece non è un’esigenza degli indagati, ovviamente.
Ma quest’indagati, per essere tali, qualcosa avranno pur fatto, e le vittime dei reato a loro attribuiti, non hanno forse la stessa fretta, lo stesso diritto ad indagini celeri? Perchè anche per loro, la rapidità di interveto non dovrebbe essere oltremodo necessaria?
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13 novembre 2008
QUANTA GRAZIA, SANT'ANTONIO, MA POCA GIUSTIZIA!
Gaetano Filangieri venne avviato dal padre alla carriera militare a soli sette anni. Polso fermo e abile spadaccino, non era certo una mammoletta! Eppure sarebbe sbagliato ricordarlo come uomo tutti muscoli e niente cervello…
Aristocratico per nascita, fu consigliere di due sovrani Borbonici, ma si battè per la fine dei privilegi feudali.
Educato religiosamente, da uno zio monsignore, fu fervente anticlericale, ove il clero prevaricava i diritti della popolazione.
Insigne avvocato, emerito studioso di filosofia e di diritto, sarebbe sbagliato immaginarlo come un secchione chiuso nel suo studio, chino a scrivere tristissimi sonetti o epistolari deprimenti.
Lui scriveva di felicità.
Di felicità nazionale, addirittura! Del popolo della felicità, diremmo oggi!
Era convinto di poterla conseguire attraverso una grandiosa rivoluzione pacifica, che sarebbe riuscita a cancellare gli abusi dei potenti, a ripristinare l’uguaglianza civile, l’equità tra le classi sociali, a redistribuire la ricchezza tra la popolazione, e -udite udite!- a migliorare le condizioni di vita di tutti, senza spargimento di nemmeno una goccia di sangue!
Motori di questa grandiosa rivoluzione pacifica verso la felicità: la riforma del diritto e della procedura penale, da un lato, e la diffusione dell’educazione civica tra tutti i cittadini del regno, dall’altro!
Era convinto, e questo è veramente sorprendente, che il diritto e la procedura penale fossero strumenti di felicità e di libertà.
Perché “rassicurano tutte le classi, tutte le condizioni, tutti gli ordini della società civile, danno al più debole cittadino il potere aggregato di tutte le forze della nazione, dicono al potente, tu sei schiavo della legge, e ricordano al ricco, che il povero gli è uguale”.
Sosteneva, e anche questo è veramente sorprendente, che compito della procedura penale fosse quello di “togliere per quanto si possa all’innocente ogni spavento, al reo ogni speranza, ai giudici ogni arbitrio”.
Perché se il sistema funziona, e le leggi sono giuste e coerenti, il diritto è contemporaneamente una garanzia per gli innocenti, un’arma spietata contro i colpevoli, e fonte di fiducia per le vittime, e può essere applicato anche da un bambino, ad occhi chiusi!
Non sorprende che la sua opera sia stata tradotta in varie lingue, e che tra i suoi ammiratori si contino Goethe, Franklin e Benjamin Constant, tanto che all’estero egli è ricordato quasi unanimemente come il più grande illuminista italiano!
Non sorprende neanche che in Italia la sua “Scienza della Legislazione” fosse stata messa al bando! Né che qui non lo ricordi più nessuno a parte qualche zelante studente di quelli che leggono ancora le note a piè di pagina.
Il fatto è che gli mancavano le basi. Che il suo pensiero è circoscritto e limitato, poveretto, un’utopia di un sognatore un po’ ignorante, privo di qualsivoglia contatto con la realtà. Studiare Filangieri oggi, sarebbe come credere che, come dicevano i medici trecento anni fa, per placare il dolore ai moribondi, si deve mettere un coltello sotto il materasso…
Insomma, per fortuna la scienza, anche quella giuridica, ha fatto dei progressi immani! Per fortuna, oggi abbiamo altri strumenti a disposizione: l’immunità parlamentare, ad esempio, o il giusto processo, tanto per dirne uno, ma anche la prescrizione più breve, i tempi della giustizia più lunghi, l’indulto, la depenalizzazione a grappolo dei reati….
Cose che fanno di noi un popolo non solo di felicità…. Ma delle libertà….
Tanta, ma tanta, grazia, Sant’Antonio, ma poca giustizia!
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10 novembre 2008
Farsi cadere le braccia non è uno sport
Farsi cadere le braccia purtroppo non è uno sport, altrimenti avrei un fisico scultoreo.
Sarà mica accettabile vivere in un Paese dove i comici sono impegnati, i giornalisti esilaranti, i ministri cabarettisti e le soubrette fanno i ministri? Dove chi fa il proprio dovere, qualunque esso sia, o è un pirla o un è eroe, a seconda da dove lo guardi?
Sento un forte slancio all’osservazione critica di quel che mi succede intorno, ma è difficile, devo ammetterlo, osservare il mio Paese senza cedere al pessimismo, al disfattismo, e ahimè, alla tentazione del qualunquismo, porca miseria!
Viene proprio da dire che avrei voglia di emigrare. Che magari da fuori riesco ancora a resuscitare quel sano amor patrio che mi ha infuso la mia maestra alle elementari, quando ci insegnava che il Piave mormorava, e ce lo faceva cantare in piedi! Mi mancherebbero le lasagne, la pizza e le linguine al dente. E probabilmente da italiana all’estero, anche guardare Porta a Porta mi farebbe sentire parte di una comunità. Magari una bella puntatona sulla cucina dei grandi chef o su quanto si sono ringalluzziti i cinquantenni d’Italia! Che meraviglia!
Lamentarsi fa male, ed è demotivante, fa cadere in un vortice dal quale è difficile riprendersi. Oltretutto alla mia generazione, hanno insegnato che non è educato. Che bisogna far la coda in silenzio, anche se l’impiegato allo sportello sta ricordando alla moglie che è quasi l’ora di calare la pasta. Che non è vero che si stava meglio quando si stava peggio, perché noi la guerra non l’abbiamo fatta. Che dovevo finire la merendina, anche se quella della centrale del latte faceva veramente schifo, perché i bambini in Africa morivano di fame, allora come oggi. E io che fino a quando non sono stata abbastanza grande da avere dei soldi tutti miei ho pensato di essere nata povera, perché per una Barbie nuova dovevo aspettare la pagella del primo quadrimestre! Eppure zitta, facevo il mio dovere, senza lagnarmi. Prima fai il tuo dovere! E a son di studiare, fare i compiti, nuotare tre volte a settimana, ripetere le declinazioni, fare fotocopie, commissioni in posta, lavorare gratis per uno studio dieci ore al giorno, perché si è sempre fatto così, ti passava pure la forza per lagnarti, che se avevi un attimo di pausa, te ne stavi in coda tranquillo tranquillo ringraziando che il buon Dio ti avesse mandato nella fila dell’impiegato assenteista, così potevi riposare un attimo, in piedi come i cavalli.
Ma sarà mica che la mia generazione è apatica e disimpegnata per via del bon ton? Forse c’è stato un frainteso di fondo, e i miei coetanei hanno capito che è necessario sempre e comunque sopportare senza dimostrare insofferenza? Ma il messaggio, se mi sforzo di ricordare, era diverso, alla prima lagna non ti dicevano “Stai zitto e rassegnato, qualunque cosa accada” ma ti dicevano: “Prima fai il tuo dovere”, il che presupponva innanzi tutto che il diritto alla lagna te lo dovevi conquistare sul campo, e esistesse anche un dopo dove ci si poteva ribellare liberamente. Quindi se il mio dovere lo faccio, o se comunque faccio del mio meglio, per le mie capacità, allora poi ho il diritto di dire la mia? Beh, allora lagnamoci pure, lamentiamoci, critichiamo, marciamo, gridiamo, facciamoci sentire. Perché se non lamentarsi vuol dire rassegnarsi, allora non farlo è ancora peggio. Certo, tra le due soluzioni esiste la famosa terza via, cioè darsi da fare per cambiare le cose. Ma, ahimè, per quello ci vogliono gli attributi, altro che bon ton!
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